Romagnoli, il caso che divide: la mossa di Lotito potrebbe cambiare tutto alla Lazio
La situazione che coinvolge Romagnoli rappresenta una complessa questione che va oltre una semplice crisi personale. Il presidente Lotito manifesta profonda irritazione nei confronti degli sviluppi verificatisi fino alle 22 di sabato sera. Da parte sua, Alessio nutre forti ragioni di malcontento. La dirigenza biancoceleste aveva inizialmente acconsentito alla cessione, rischiando però una figuraccia dopo il comunicato precedente che aveva bloccato il trasferimento del difensore.
La Lazio ha subordinato l’operazione alla rinuncia ai compensi pendenti: nel caso di Romagnoli, tre mensilità corrispondenti a circa 600 mila euro. Questo tipo di richiesta rappresenta un atteggiamento che taluni calciatori hanno accettato in passato, ma non Alessio. Il club aveva comunicato chiaramente le proprie intenzioni allo staff del giocatore già nel pomeriggio di sabato, senza incontrare obiezioni iniziali.
Una volta raggiunti gli accordi tra Lazio e Al-Sadd per circa 9 milioni complessivi, l’ultimatum relativo agli stipendi è stato avanzato a pochi minuti dalla scadenza del mercato qatariota. Il club ospitante aveva ottenuto una proroga fino alle 22 italiane. Il rifiuto categorico di Alessio, motivato dal principio che gli stipendi rappresentano un diritto acquisito e inviolabile, ha fatto saltare l’intesa.
Romagnoli contesta il fatto che la Lazio abbia modificato ripetutamente le proprie richieste riguardanti le modalità di pagamento durante le trattative. Il difensore aveva comunque ottenuto dall’Al-Sadd una promessa di acquisizione rinviata a giugno prossimo, mantenendo così vive le prospettive di trasferimento futuro.
Le prossime mosse di Lotito rimangono in sospeso. Non è esclusa l’adozione di provvedimenti disciplinari, con la possibilità estrema di un’esclusione dalla rosa. Tuttavia, si prevede un approccio di tipo diplomatico per risolvere la controversia e trovare una soluzione condivisa tra le parti coinvolte.





